Dopo la bufera arrivano i punti?

Massimo Laureti
Non c’è pace per la Ternana. Evidentemente non era bastato il trambusto d’inizio stagione, il cambio di società indispensabile per continuare a fare calcio, i tanti cambiamenti ai vertici. E poi il fatidico 6 febbraio, la notte dell’esonero con ritorno immediato di Ignazio Abate voluto dalla squadra e dalla tifoseria. Con Fabio Liverani che solo per qualche ora è stato allenatore della Ternana. Un bel caos che però, secondo il presidente Stefano D’Alessandro, era servito a ricompattare l’ambiente.
Parole smentite in poco tempo. Perché la Ternana non è riuscita a mantenere il passo spedito con il quale aveva incasellato cinque vittorie consecutive e ridotto lo svantaggio sull’Entella capolista. Perché i rapporti personali tra i due vertici, quello societario e quello tecnico, si sono ridotti ai minimi termini o, probabilmente, si sono pure azzerati. Così è stato quasi inevitabile il riemergere di quelle tensioni che avevano portato al fatidico 6 febbraio.
E così un punto in due partite, l’Entella volato a +5 ha portato all’esonero di Ignazio Abate. Un primo aprile per niente scherzoso, durissimo senza neppure un saluto tra l’allenatore che ha lasciato il Liberati poco dopo le 14 e il presidente che è arrivato allo stadio per parlare alla squadra poco dopo le 15. “Non ci siamo incrociati” ha risposto con estrema freddezza il presidente a chi gli chiedeva se c’era stato il saluto. Un saluto mancato da presidente e anche da parte del nuovo allenatore al tecnico esonerato. Una gaffe.
Ma tant’è. Tre anni di contratto a Liverani, comunque un ritorno gradito per via di quella salvezza che ebbe del miracoloso nella stagione 2016-17. Un impegno importante da parte della società nei confronti di un allenatore che cercava “un progetto serio e la possibilità di vincere per tornare in pista”. Ma anche un messaggio alla piazza che D’Alessandro ha esplicitato, accalorandosi: “E’ la dimostrazione che voglio investire sulla Ternana, che voglio vincere quest’anno ma se non ci riusciremo ci proveremo ancora”.
Non contano il secondo posto e i numeri importanti confezionati da Abate: D’Alessandro voleva stare davanti
Il ragionamento del presidente è chiaro: questa Ternana poteva e doveva fare più punti nel girone di ritorno. Dopo averlo agganciato quel primo posto doveva tenerselo stretto. Tutto perché D’Alessandro ritiene essere la Ternana la squadra più forte del lotto, anche se costruita a rate con tanti giocatori ai margini delle rispettive società. La seconda piazza non basta e così il testimone è passato a Fabio Liverani che ha subito precisato un concetto semplice semplice.
E così è saltato fuori il piano B che fino a qualche giorno fa era pressoché bandito. Seppure sia la logica delle cose. La Ternana deve vincerle tutte sperando che l’Entella molli qualcosa per giocarsi il titolo nello scontro diretto. Stesso programma. La novità è il piano B. “Non dovessimo riuscirci cercheremo di vincere i play off“. Logico. Però è cambiato il timoniere nel quale il presidente ha riposto tutta la propria fiducia, le proprie speranze. Perché la serie B resta cruciale nel “progetto Ternana“.
Con Abate e il suo staff è saltato anche il direttore sportivo Mammarella
Altra testa tagliata, quella di Carlo Mammarella che nella Ternana è stato giocatore e capitano con la gestione Bandecchi, che da due anni è diventato il direttore sportivo, prima con Capozucca poi con Foresti direttori (anche tecnici) prima di assumere in proprio la carica di direttore sportivo. Una scelta che lascia qualche dubbio a meno che non la si consideri il completamento di una rivoluzione fatta a rate e completata in questi giorni.
Adesso è davvero la Ternana di Stefano D’Alessandro e del fratello Maurizio perché nei ruoli chiave si sono insediati tutti “uomini del presidente” scelti uno ad uno per realizzare un progetto ambizioso che parte dal campo con il ritorno in serie B ma investe anche altri aspetti importanti quali lo stadio e il centro sportivo. Ambizione ai massimi livelli, entusiasmo che D’Alessandro cerca di trasmettere all’ambiente con la speranza che i risultati, prima quelli di campo, gli diano ragione. “Preferisco andare a dormire col pensiero di aver fatto e sbagliato piuttosto che torturarmi per non aver fatto” la sua filosofia. Il tempo ci darà la risposta.