Ma quale pesce d’Aprile: una conclusione scritta, ma non ora

Stefano D'Alessandro presidente Ternana Calcio - Foto TernanaNews
Che Abate e D’Alessandro non andassero d’accordo era il segreto di Pulcinella. A febbraio la goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata la composizione della lista. Stavolta è un distacco che è aumentato dalla prima in classifica, ma che comunque non impedisce alla Ternana di poter sperare nella promozione diretta.
Sono entrambe motivazioni che – apparentemente – non reggono il peso di un esonero. Perché esonero vuole dire, generalmente, fallimento di un progetto.
Qui ci troviamo di fronte a una situazione completamente diversa. A un rapporto personale prima logoro e poi inesistente. A una pace apparente in cui però i silenzi facevano rumore.
Qui ha pesato esclusivamente il rapporto, la scintilla che non è mai scoccata. D’Alessandro aveva già raggiunto questa conclusione due mesi fa. Ma sia la squadra che la piazza erano riusciti a far cambiare idea al presidente. E il confronto con Abate, nella notte, aveva portato alla retromarcia.
Impensabile ora credere che ce ne possa essere un’altra. Anche perché D’Alessandro ha dimostrato di essere più che determinato nell’inseguire il suo pensiero. E’ stato certamente in grado di cambiarlo, nell’immediato, accorgendosi dell’errore. Ma dentro di sé ha mantenuto la propria convinzione. Che è cresciuta sempre di più fino ad arrivare a un punto di non ritorno. E i risultati, il fatto che l’Entella si sia ulteriormente allontanato, hanno fatto il resto.
E’ un peccato. E’ un peccato enorme perché Abate avrebbe avuto comunque la possibilità di arrivare in B (sia direttamente che con i playoff). E’ ovvio che questa opportunità esiste anche con Liverani, ma Abate avrebbe avuto la possibilità di chiudere un percorso, un progetto. Costruito con pazienza in questi mesi, insieme ai suoi ragazzi e al suo direttore Mammarella.
E’ vero che la squadra è stata improponobile a Lucca ma non è gruppo allo sbando, non è un gruppo che non crede più in sé stesso, non è un gruppo che ha mollato il suo allenatore.
Anzi ci sarà anche da capire la reazione del gruppo, di fronte a questo ennesimo colpo di scena.
D’Alessandro si prende una responsabilità non indifferente e lo fa seguendo le sue idee. Ha resistito troppo in una situazione che evidentemente non riteneva né giusta né comoda.
Noi non lo consideriamo un esonero tecnico. Non un esonero che arriva dai risultati o da una situazione non risolvibile con il lavoro. Un lavoro che è stato svolto – almeno dal nostro punto di vista – in maniera egregia. Ma un cambio di direzione deciso dalla proprietà. Un esonero emotivo, determinato dai rapporti. Non che siano meno importanti, intendiamoci. Da una parte ci verrebbe da dire che una volta intrapresa una strada (quella della pace formale) sarebbe stato più giusto e forse anche più sicuro continuare sulla strada scelta. Proprio perché il lavoro effettuato finora da tutti è stato un lavoro che ha portato la Ternana a lottare per la promozione. Un lavoro fatto – come tutti sappiamo – non necessariamente in condizioni favorevoli. Dalla penalizzazione ai cambi di proprietà (sia quelli veri, come D’Alessandro che quelli presunti come Mancini), infortuni, pressione, primo anno fra i professionisti, per finire con il rapporto conflittuale con la proprietà che certamente non ha aiutato.
D’Alessandro prende il timone della società in maniera definitiva. Manca in realtà l’ultimo tassello (il direttore sportivo: Mammarella non rimarrà, ci pare piuttosto scontato) ma ora la Ternana è composta di uomini scelti dai presidenti.
La Ternana ha ancora la possibilità di andare in Serie B. La strada scelta è Liverani, invece di Abate.