Lucchese, sciopero dei calciatori: “Basta stipendi non pagati da novembre”

Lucchese in campo - Foto Instagram
C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel calcio che si racconta in queste ore a Lucca. Mentre la squadra continua a regalare prestazioni da applausi, scavalcando ogni ostacolo con una determinazione fuori dal comune, dietro le quinte si consuma un dramma che nessun giocatore dovrebbe mai vivere.
I numeri parlano chiaro: cinque mesi senza stipendio, tre passaggi di proprietà in poche settimane, zero comunicazioni ufficiali. Eppure, ogni domenica quei ragazzi scendono in campo e combattono come leoni, regalando gioia a una tifoseria che ormai li sostiene come eroi moderni. Ma fino a quando?
Lo sciopero annunciato per il Pontedera non è un capriccio, è l’ultimo disperato grido d’aiuto di professionisti messi con le spalle al muro. Immaginatevi voi, nel vostro lavoro, dover continuare a produrre risultati eccellenti senza ricevere lo stipendio da novembre, senza sapere se domani avrete ancora un posto. Questo è ciò che stanno vivendo i calciatori della Lucchese.
Il comunicato dell’AIC lascia trasparire tutta la frustrazione di chi ha cercato fino all’ultimo di trovare una soluzione: “Abbiamo rispettato il campionato, la città, i tifosi. Ma non possiamo più accettare questo trattamento“. Parole pesanti come macigni, che descrivono un clima da ultima spiaggia.
E mentre la squadra dimostra sul campo di meritare ben altro destino, i riflettori si accendono su una proprietà fantasma che non paga, non comunica, non garantisce. Quei calciatori che dovrebbero essere il cuore pulsante del club sono trattati come fantasmi in un limbo contrattuale.
La domanda che brucia è semplice: fino a quando il calcio italiano continuerà a tollerare queste situazioni? Quante altre Lucchese dovranno implodere prima che qualcuno dica “basta”?
I tifosi, i veri protagonisti di questa triste storia, sono oggi divisi tra l’orgoglio per la squadra e la rabbia verso chi sta uccidendo il loro amore. Perché in fondo, dietro a ogni sciopero, c’è un pezzo di calcio che muore. E a Lucca, purtroppo, ne stanno morendo troppi.
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