La Ragione di Stato: “Complicato raccontare l’esonero di Abate senza…”

Stefano Mondi de La Regione di Stato - Foto TernanaNews
Il TIC Festival è entrato nel vivo. Questo pomeriggio alle 17 è andato in scena al politeama Lucioli l’evento “Fuoricampo”: il calcio sui social network.
Protagonisti del panel Emanuele Corazzi (Cronache di Spogliatoio), Lisa Offside, Marco Schenardi, Luca Marchetti e Stefano Mondi de La Ragione di Stato. Ecco cosa ci ha detto in merito all’esonero di Ignazio Abate da allenatore della Ternana.
Com’è cambiata la narrazione del calcio con l’arrivo dei social network?
“È cambiata totalmente. È più presente, più varia e anche più cattiva secondo me rispetto al passato. Sicuramente c’è molto più livore, o quantomeno molto più livore espresso. Una volta si consumava nei bar, adesso ce l’abbiamo su internet. Il problema di internet è che le cose scritte rimangono e le cose che rimangono sono pericolose. Bisogna stare molto attenti, specie se si ha una funzione più pubblica rispetto al singolo utente. Ma anche il singolo utente deve stare attento perché è responsabile nei confronti di tutti quelli che vivono nel villaggio globale che può essere Twitter, Instagram o quello che volete. Sicuramente è cambiata di molto e non necessariamente in meglio.”
Come si gestisce questa cosa? Perché giustamente dice bisogna stare attenti, la gente commenta quello che rimane…
“Sicuramente bisogna starci attenti. Almeno nel mio piccolo, cerchiamo sempre di rappresentare altre persone, cerchiamo di starci attenti, cerchiamo di scherzare senza offendere. L’offesa non ha veramente motivo di esistere per come la vedo io. Cerchiamo anche di stare attenti ai commenti perché, per quanto possibile, anche il commento offensivo che non viene da me… se tu pubblichi qualcosa e qualcuno sotto decide di prendersi la briga di insultare qualcuno, comunque ne sei responsabile. È sicuramente anche un lavoro di guardiano, vogliamo dire così. Lo facciamo, cerchiamo di farlo al nostro meglio. Era importante perché offendere o cose simili è una cosa che non capivo prima di fare questo ‘mestiere’, lo capisco ancor di meno adesso francamente.”
Il vostro è un lavoro che racconta il calcio al di là della cronaca dell’evento, il dietro le quinte. Che cos’è che attira di più?
“Questo non lo so, nel senso… bisognerebbe capire gli utenti effettivamente cosa ci trovano di interessante in quello che scriviamo. A noi ci piace scrivere principalmente, che è la cosa che ci appassiona, e lo facciamo un po’ a prescindere dal feedback che uno ha. È una cosa quasi viscerale, direi. Ci piace farlo, continueremo a farlo. È la cosa più importante. Per questo non ci interessa tanto la cronaca, anche perché c’è gente molto più adeguata che fa questo mestiere e rubare il lavoro alla gente che lo fa nel mestiere è una cosa sbagliata – una cosa che si fa spesso nei nostri giorni, ma noi non lo facciamo. Ci piace raccontare magari delle piccole storie che passano in secondo piano perché ovviamente i network di informazione devono giustamente pensare ad altro. Ci piace raccontarla a modo nostro e in qualche modo farle proprie. E forse questo è quello che piace di più a chi segue una pagina come la nostra: vedere una rielaborazione di cose che accadono e che magari passano inosservate.”
Quali sono gli aspetti che contraddistinguono in positivo la vostra attività?
“Sicuramente ci divertiamo molto e questa è la cosa più importante. Non essendo il nostro mestiere primario, ci possiamo permettere delle licenze poetiche, vivere tutto molto alla leggera. Viverlo alla leggera ci consente anche quella brillantezza che magari chi è costretto a muoversi su paletti più stretti non può avere. E quindi credo che questo faccia la differenza, diciamo così, almeno per come la vedo io.”
A proposito di storie, sei a Terni. Terni ha consumato una storia “mega male”, quella di Ignazio Abate con la Ternana. Come si potrebbe raccontare?
“Come si potrebbe raccontare senza querele? E questa è la vera domanda. Non lo so. Sicuramente vedendola da fuori, non essendo diciamo all’interno, è strana. Però di cose strane, dall’esonero di Radice ai tempi di Cecchi Gori della Fiorentina… insomma, succedono degli esoneri un po’ curiosi vedendoli da fuori. Però ovviamente da fuori hai non lo so il 5% di quello che succede, quindi non hai la totale percezione. Certo, due esoneri dello stesso allenatore nel giro di 60 giorni non accade spesso. Non essendoci più né Zamparini né Gaucci diciamo o Preziosi, dei presidenti un po’… diciamo così un po’ grintosi (usiamo questo termine)… non lo so. Dispiace per Abate. Finito. Almeno mettiamo una donna… sì, è 20 minuti che stai parlando, non ho capito che ti ho chiesto tante cose brutte.”